Procreazione assistita, è la soluzione?

L’Italia è in Europa il paese dove nascono meno bambini (1,39 per donna nel 2013) e tra quelli dove l’età media delle donne primipare supera i 30 anni. Rispetto al 2012, le madri over 40 sono raddoppiate (dal 3,1% al 6,2% nel 2012) e particolarmente elevato è stato l’aumento delle quote di donne che avevano più di 40 anni quando è nato il loro primo figlio (passate dal 1,5% al 4%) e le madri fino a 24 anni sono diminuite dal 13 all’11,4%.

In Italia la bassa soglia di sostituzione nella popolazione non consente di fornire un ricambio generazionale. Il valore di 1,39 figli per donna, nel 2013, colloca il nostro Paese tra gli Stati europei con i più bassi livelli.
Denatalità ed età media delle madri, devono essere letti congiuntamente perché proprio l’età è il fattore prevalente nel determinare la fertilità femminile.

E se è vero che le tecniche di procreazione medicalmente assistita possono aiutare la fertilità naturale, è altrettanto vero che non possono sostituirla. Se dunque le italiane e gli italiani non cominceranno a prendersi cura della propria fertilità, l’Italia sarà destinato a diventare un Paese di anziani con conseguenze sempre più invalidanti per l’aumento della spesa sanitaria e previdenziale.

La combinazione tra la persistente denatalità ed il progressivo aumento della longevità conducono a stimare che nel 2050 ci saranno 262.8 anziani ogni 100 giovani (nel 2011 erano 147) e la popolazione inattiva sarà in misura pari all’84% di quella attiva.
Le previsioni per il 2050 sono queste: il 12,6% di persone con età inferiore a 15 anni, il 54,4% nella cosiddetta fascia di età attiva (da 15 a 64 anni), un terzo di residenti con 65 anni ed, infine, il 7,6% di persone con 85 anni e più.

Infertilità: una coppia su 5 non riesce ad avere figli

Su 10 coppie il 20% circa (1 su 5 ) ha difficoltà a procreare per vie naturali (20 anni fa la percentuale era circa la metà)

Circa il 40% delle cause di infertilità riguardano prevalentemente la componente femminile, l’altro 40% riguarda la componente maschile ed un 20% è di natura mista.

Negli ultimi 50 anni il numero di spermatozoi nel maschio si è ridotto della metà

Negli ultimi 30 anni l’età media al concepimento in ambo i sessi è aumentata di quasi 10 anni, sia per l’uomo che per la donna

Nei primi 10 anni di vita le patologie maschili che più danneggiano la fertilità sono il criptorchidismo (ritenzione testicolare), le orchiti e la torsione del funicolo spermatico

Nel periodo puberale (12-14 anni) le patologie maschili che più danneggiano la fertilità sono problemi ormonali e il varicocele che prosegue a danneggiare la fertilità per tutta la vita.

Dai 14 ai 20 le patologie maschili che più danneggiano la fertilità sono le infezioni genitali e gli stili di vita alterati

Dai 20 ai 40 potrebbero manifestarsi anche problemi più o meno gravi di sessualità, specie nel maschio

Nella donna fra i 10 e i 15 anni le patologie femminili che più danneggiano la fertilità sono i disturbi del comportamento alimentare e le infezioni genitali oltre alle alterazioni ormonali

Nella donna fra i 15 e i 20 anni le patologie femminili che più danneggiano la fertilità sono le infezioni e gli alterati stili di vita e le patologie più frequenti sono i disturbi dell’ovulazione spesso conseguenti ad eccesso o difetto ponderale

Nella donna fra i 20 e i 40 anni le patologie femminili che più danneggiano la fertilità sono i disturbi ovulatori, l’ovaio policistico, le infezioni genitali, i fibromi

Se questi sono i presupposti scientifici della sterilità di coppia, siamo sicuri che la fecondazione medicalmente assistita sia la soluzione?
C’è da dire che la procreazione assistita, ha le sue indicazioni e limiti. La percentuale di successo è inoltre strettamente legata a molti fattori, inclusi l’età del soggetto e la durata dell’infertilità.

La HFEA Human Fertilisation & Embryology Authority riporta una evidente statistica a chiarire le percentuali massime di successo raggiungibili per fascia d’età.

In una famiglia in cui i genitori diventano sempre più anziani, i nonni saranno ancora più anziani.

Viene meno così una delle colonne portanti alla gestione familiare e uno Stato assistenzialista universalista, dovrebbe dunque prima di tutto garantire una politica di supporto alla genitorialità consapevole, offrire politiche lavorative tali per cui in una coppia, almeno uno dei due genitori raggiunga una stabilità lavorativa già attorno ai 30 anni e al tempo stesso abbia la possibilità di accedere a programmi sociali di supporto alle famiglie.