Partner Cercasi. Come combinare le risorse?

Come gestire e combinare le risorse pubbliche e private?

I modelli proposti dall’Unione Europea, prevedono la costituzione di soggetti indipendenti, super partes, nella logica del fondo di investimento o del Trust, in cui competenze pubbliche (la definizione della policy) e competenze private (le tecnicalità) si fondono per garantire rilevanza, fattibilità, bancabilità e sostenibilità dei progetti di collaborazione.
Si tratta dunque di partnership volte a mettere a sistema fondi pubblici e privati per indirizzarli verso iniziative sostenibili nel lungo termine, superando le tradizionali logiche del fondo perduto e a ridurre il rischio di credito per sostenere l’innovazione imprenditoriale.

In tutto questo, il tema delle competenze come fattore alla base di occupazione e produttività è sicuramente un ambito rilevante in cui pubblico e privato si incontrano e scontrano e in cui sarebbero auspicabili invece iniziative sperimentali congiunte.

A Bruxelles negli ultimi 10-15 anni si insinuando il modello americano del “lobbying” che è fondamentalmente basato su due logiche distinte: il mercato locale o il mercato globale.
Tuttavia esso a livello europeo è fortemente influenzato dalle politiche dei singoli stati che spesso urtano le politiche europee creando di conseguenza un sistema di contrapposizione Stati Vs Europa che non porta alcun giovamento all’ammodernamento del sistema.

Molto più interessante invece è il modello di network-cooperativo inteso come coerenza tra interesse del mercato e pubblico interesse atto a definire insieme la ricerca dell’interesse dei singoli stati membri e dunque della comunità.
Il problema tuttavia risiede nel fatto che l’Europa stessa è fondata sull’aggregazione di interessi e politiche diverse, spesso conflittuali, in cui prende il sopravvento un sistema votato alla generazione di profitto nel breve termine: quello delle lobbying appunto, ma che non crea valore aggiunto alla comunità.

Una possibilità di superare questa situazione è fornita dal modello di cooperazione Stato-Impresa che si sta sviluppando nei paesi nordici.
Tale modello crea una intensa collaborazione in cui le imprese aiutano Università e strutture sanitarie pubbliche a creare ricerca, impresa attraverso spin-off e startup, generare valore e dividendi che vengono reinvestiti in ulteriore ricerca.

In realtà, se si vogliono creare modelli innovativi di collaborazione nella sanità, è necessario fare un atto coraggioso e allocare anche una parte di risorse della spesa pubblica a iniziative di coinvestimento con un soggetto privato che si assuma il rischio gestionale.
Altrimenti, si corre il rischio di continuare a desiderare innovazione tenendo in vita i modelli tradizionali e ormai obsoleti di erogazione dei servizi pubblici.
Serve coraggio per operare questo cambiamento che necessariamente richiede collaborazione tra pubblico e privato ma soprattutto l’influenza di figure di leadership che possano coordinare tali progetti e gestirne la responsabilità ed il rischio.

L’Impact-Investing si propone di attirare ricchezza privata su iniziative imprenditoriali innovative finalizzate a proporre un’offerta di servizi alternativi per rispondere alle esigenze sempre più complesse dei cittadini. Ovviamente si tratta di segmenti di business in cui le aspettative di ritorno sono relativamente basse e che in fase di lancio hanno bisogno di investitori pionieri, magari anche con il supporto di fondazioni. Una volta avviati però, tali modelli potranno attirare nuovo risparmio
Privato, considerando che comunque la media dei ritorni conseguiti dal mercato del venture capital in Europa negli ultimi dieci anni è circa il 3% (fonte: dati dell’European Venture Capital Association).

Certamente un ostacolo a questi processi di innovazione è l’elevata corruzione e politicizzazione delle istituzioni, che sembrano favorire quei progetti imprenditoriali rivolti più a estrarre valore fine a se stesso che a generare innovazione e cambiamento, mentre in realtà il coinvestimento privato è un’importante cartina al tornasole della fattibilità dell’investimento e della sua gestione.
Questo è l’approccio che sta perseguendo l’Unione Europea con l’introduzione, con Horizon 2020, di modelli di collaborazione finalizzati a sostituire il tradizionale contributo pubblico a fondo perduto.
Il Regno Unito è in Europa uno dei principali paesi che dimostrano con successo l’attuabilità e sostenibilità delle PPP.
In un paese in cui aumenta la richiesta di qualità e sostenibilità dell’offerta sanitaria, i benefici offerti dalla flessibilità, competitività, competenza e trasparenza offerta dalle PPP, aiuta a velocizzare i processi, controllare ed ottimizzare i costi, ampliare l’offerta e produrre valore ed occupazione.
La sfida dunque consiste nel creare partnership pubblico-privato che siano rispettose delle priorità di interesse pubblico ma che allo stesso tempo risultino sostenibili e finanziariamente attrattive.

Allo stato attuale dunque, il rischio di non fare è ben più alto del rischio di sperimentare.

 

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