Il manifesto Repubblicano vive da 123 anni…

Quando un treno in fiamme corre lanciato senza conducente, c’è chi si affanna a tentare di spegnere le fiamme e chi si preoccupa di mettersi in salvo.

In questi ultimi giorni invece Carlo Calenda, che dal 5 marzo si ritrova in mano una tessera senza valore e valori, cerca di ergersi a paladino della Repubblica titaneggiando dall’alto della sua esperienza di ministro e provando a mettersi alla guida di quel treno che è tenuto ancora in ostaggio dal burattinaio di Rignano e che continua a proseguire la sua folle corsa verso il nulla.

Ha parlato di “Fronte Repubblicano” con tanto di manifesto che fissa una agenda politico-programmatica. Punta il dito sui processi della globalizzazione, accettati passivamente da un occidente miope che non è capace di governare i processi di evoluzione tecnologica dell’economia e del lavoro, né di tutelare posti di lavoro che fra qualche anno forse non esisteranno più. Vuole puntare tutto su economia, cultura, lavoro, infrastrutture, sicurezza, ma tutto questo grazie a uno Stato forte ma non invasivo.

Caro Carlo Calenda:

Innanzitutto, invece di parlare di “fronte”, parola che rievoca tristi fantasmi di un passato che non vorremmo ritornasse più, preferirei utilizzassimo il termine “Alleanza”.
Ma una Alleanza Repubblicana non può nascere con chi il 4 Dicembre 2016 ha cercato di minare le fondamenta della Repubblica, della sua Costituzione, di quel patto sociale che unisce gli italiani ed è garantito da regole condivise.
Una Alleanza Repubblicana non può partire da chi ha rappresentato centri di potere forti che hanno arricchito i ricchi e reso indifesi i più deboli, da chi ha tolto la speranza ai giovani, costringendoli a emigrare e col jobs act, reso umilianti le condizioni lavorative e di vita nelle zone meno sviluppate. La Costituzione per fortuna ha dentro di sé le difese contro chiunque voglia diventare padrone della Repubblica e contiene tutti i principi sociali e politici che possono ispirare e sostenere un progetto evolutivo e non progressista.

parliamo di Evoluzione

dal dominio dei padroni che trattano i lavoratori come servi, dal dominio dei capi clan che controllano il territorio, dal dominio dei politici corrotti e corruttori, dal dominio del mal governo che toglie risorse pubbliche alla sanità, ai diritti sociali e alla cultura, dal dominio dei devastatori delle nostre città e del nostro ambiente naturale.
Un progetto repubblicano è un movimento di evoluzione non di governabilità. I Repubblicani non esercitano un potere, ma sono al servizio dello sviluppo dell’uomo in quanto cittadino e oggi ancor di più come cittadino Europeo.
I repubblicani non hanno la forza del denaro né la forza dei media, ma possiamo solo contare sulla forza degli ideali vissuti con passione politica.
E in nome di questi ideali non abbiamo bisogno di più Stato ma di permettere l’evoluzione dell’uomo liberandolo dall’ignoranza e dal pregiudizio.

Non si può investire in scuola e ricerca se prima non si riformano i programmi scolastici, le metodologie di insegnamento, l’accesso ai fondi della ricerca e finché non si diffonda la cultura del merito.
Non si può investire in formazione finché il 35% dei giovani sarà costretto ad accettare un posto di lavoro non in linea con gli studi effettuati.
Non si può investire in Università se questa continua a restare un parcheggio autoreferenziale per dinastie di baronie che decidono il destino dei ricercatori orchestrando concorsi-farsa.
Non si può investire in infrastrutture se la burocrazia, la corruzione, il malaffare, gli sprechi della pubblica amministrazione e i ritardi nei pagamenti, soffocano la libera iniziativa delle imprese.
Non si può parlare di sicurezza se la questione terrorismo e immigrazione non si affronta con un’ottica unitaria ed europea, anziché trovarsi in perenne emergenza.
Non si può parlare di tecnologia se si cerca di imbrigliare in un CCN lavoretti come quello del fattorino che fra qualche anno non esisteranno più ma nel frattempo avranno creato una nuova classe di disoccupati senza competenze specifiche in cerca di un ammortizzatore sociale.
Non si può parlare di previdenza se non si offre un sostegno alla natalità ed alle famiglie.
Non si può parlare di Repubblica finché persisteranno ingiustizie sociali e il Sud esporterà sanità, fondi e manodopera a vantaggio delle aziende del Nord.

Un progetto Repubblicano non può includere chi ha cercato di erigere barriere per scoraggiare l’iniziativa di chi ha idee diverse dal potere precostituito.
Abbiamo bisogno di persone autentiche e coinvolte nel processo di amministrazione per il bene del Paese. Persone di integrità, che dicono la verità e vogliono mettersi al servizio del Paese per le giuste ragioni, non per pensare ai propri interessi personali o a quelli di pochi, ma per risolvere problemi e rendere migliore la vita degli altri.

Se Lei, Carlo Calenda pensa di essere quel tipo di persona, allora lasci perdere il PD, la invito a raggiungerci nel Partito Repubblicano.